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RITROVATA A ROMA LA TOMBA DI
MARCO NONIO MACRINO

L’amico Giacomo Bertella, un valido collaboratore dell’A.S.A.R., mi ha segnalato che alcuni giornali hanno recentemente pubblicato la notizia del ritrovamento a Roma, nei pressi della Via Flaminia, di un monumento funerario dedicato al generale Marco Nonio Macrino, dalle eccezionali proporzioni e che il Tevere ha preservato.
Da Internet ho attinto poi notizie più dettagliate sia del monumento funebre che del personaggio al quale era dedicato.

Per noi gardesani è una notizia d’importanza storica perché Marco Nonio Macrino abitò con la moglie Arria, anch’essa appartenente alla nobilissima famiglia dei Nonii-Arrii, nella splendida villa romana costruita nel II secolo d.C. a Toscolano, i cui resti sono venuti alla luce il 1 febbraio 1967, durante i lavori di scavo per la posa della fognatura, nei pressi della Cartiera di Toscolano.

Fu proprietario del “Vicus Macrinus” dal quale prese il nome la frazione di Maclino.

I giornali si sono buttati a capofitto su questa notizia, che ha fatto il giro del mondo, solo perché il generale Macrino ispirò il regista Ridley Scott per creare Massimo Decimo Meridio, cioè il Gladiatore, dell’omonimo film, interpretato da Russel Crowe. Ma non è di questo che intendo parlare, bensì del modo in cui è stato ritrovato il monumento e del personaggio che fu strettamente legato alla storia di Toscolano e di Maderno.

Nello scorso mese di ottobre, al chilometro ottavo della Via Flaminia, poco distante dal fiume Tevere, ora zona di grande pregio, nel corso di saggi preventivi effettuati in previsione della costruzione di alcune palazzine, venne alla luce questo monumento funebre. Secondo i primi rilievi effettuati dalla archeologa dott.ssa Rossi, della Sovrintendenza speciale di Roma, pare che questa tomba, trovata a sette metri di profondità, sia stata edificata sopra uno strato di sedimenti limacciosi e sia crollata su sé stessa finendo interrata e sommersa dalle acque del Tevere e quindi al riparo dai saccheggi e dalle spoliazioni.

Sono state ritrovate intere colonne, parti del timpano, fasci littori ricoperti dal fango del fiume, che li ha “protetti” per tutto questo tempo. L’identificazione del proprietario di questo lussuoso ed imponente mausoleo è stata piuttosto facile: una gigantesca iscrizione è stata ritrovata insieme alle altre parti marmoree che rivestivano il mausoleo, nella quale è indicato il nome di Marco Nonio Macrino.

Veniamo ora a parlare del personaggio al quale fu riservato il monumento. Fu uno degli uomini più ricchi della zona del lago di Garda ed appartenente ad una nobile famiglia di Brescia, senatore, figlio e padre di senatori. Nato presumibilmente a Brescia tra il 115 e il 120 d.C., fu console sotto Antonino Pio nel 154, proconsole d’Asia nel 170-171 sotto Marco Aurelio del quale fu intimo amico; dimorò in Efeso (ora in Turchia), sacerdote “Quindecimo” per la custodia e l’interpretazione dei Libri Sibillini e del divo Lucio Vero, luogotenente e compagno dell’Imperatore Marco Aurelio, Governatore consolare della Pannonia superiore e di quella inferiore, curatore alle acque del Tevere, luogotenente della XIV Legione Gemina, pretore, tribuno, governatore in Asia, questore, tribuno della Legione XVI e presidente di sezione del collegio giudicante di eredità e di tutela.       

Ebbe diversi figli, tra cui: Marco Nonio Arrio Cuciano e Marco Nonio Arrio Paolino Apro, entrambi consoli sotto Settimio Severo. Morto Aurelio, gli successe il figlio Comodo il quale, desideroso di liberarsi degli ingombranti amici del padre, esiliò Marco Nonio Macrino in Africa, dove, probabilmente, morì.

Poiché, come è stato sopra specificato, fra i vari incarichi ricoperti dal generale Macrino vi fu anche quello di “curatore alle acque del Tevere”, viene da pensare che il monumento funerario a lui dedicato non sia stato posto a caso nel luogo in cui è stato recentemente ritrovato.

Andrea De Rossi


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